Ritratto di un’ipotetica lettrice dalle molte sfumature di colore

Citando a chiare lettere uno dei romanzi della serie in questione gli farei altra pubblicità. Siccome non voglio regalargli niente e per giunta dalle pagine del mio blog, cercherò di mettere in ridicolo una potenziale lettrice media di questa serie di  libri discutibili. Se tu che leggi putacaso  nei hai  letto uno per sbaglio o perché te l’hanno regalato o te lo sei ritrovato tra le mani  durante una seduta sotto il casco del parrucchiere, non ti offendere, se non rientri nella categoria non ce l’ho con te, ma con questa ipotetica lettrice xy, di cui andrò man mano delineando le sue più tipiche caratteristiche. Per strada, quando a tradimento ti ritrovi a cozzare con la ruota della carrozzina sbattuta con violenza su una caviglia, non c’è nemmeno bisogno di voltarsi: di sicuro è lei. Ne hai la conferma guardandola procedere come un carro armato, a discapito dell’incolumità del povero piccolo trainato in quel modo così brutale. Quando arrivi in spiaggia e senti quel terribile odore di crema solare misto all’olio delle patatine fritte distribuite a piene mani ai figli: è ancora lei, anche a occhi chiusi lo sai. Poi la vedi e ne hai un’ulteriore conferma: capelli ossigenati color varichina lisci con quella frangetta immobile che sfida l’umidità marina, abbronzatura color noce scuro, tatuaggio all’altezza dei reni che può rappresentare un decoro floreale stilizzato come un bisticcio di cuori rossi sormontati da tralci di edera, fisico che può oscillare tra il palestrato tonico snaturatamene imbottito da interventi vari su seni e natiche, oppure sul matronale pigro imponente ma di impatto ugualmente carnale.  I centri commerciali sono il suo regno: vi si reca soprattutto d’estate il sabato o la domenica dopo ripetuti bagni di sole a esibire le forme prorompenti sotto abiti che sembrano lì lì per scoppiare   causa la pressione anomala delle carni pressurizzate. Passando davanti a uno di quegli sgabuzzini dove si creano unghie fantastiche decorate di lustrini, animaletti e cuoricini, le sue mani sono sempre in primo piano, istoriate dalla estrosa manicure e così lei se ne va in giro sui mezzi pubblici e in automobile facendole baluginare di vividi bagliori mentre si attacca al mancorrente o al volante della sua Smart scattosa.  L’avete mai sentita parlare? È tutto “unospettacolo, un assolutamente sì o no, un non ci posso credere, un adorare, uno strabello, ma anche no, di più”; le sue parole sfumate di inconsistenza sono meno eloquenti del silenzio. Pur di restare al centro dell’attenzione ne dice di così fitte e di così ordinarie che in confronto l’elenco del telefono è un’opera d’arte futurista. Da vera donna à la page, non se ne perde una, quindi imperversa anche su internet dove possiede persino un blog. Il suo contenuto è un vero spasso, a cominciare dal profilo: non sempre mette la sua vera foto, questo no, magari se non ne trova una adeguata è pronta ad inserire quella della star americana sulla cresta dell’onda con la quale più ama identificarsi. Di sicuro il suo profilo è costellato di cuoricini stillanti miele e cascatelle di fiorellini, animaletti di peluche o meravigliose e ieratiche fatine uscite direttamente dal loro reame incantato appositamente per lei, per sfiorare con il loro tocco di banale magia le poesie (non sue, attenzione!), le citazioni riportate e le frasi più lapalissiane (a far del bene ci si rimette sempre, ricordati di vivere giorno per giorno, ecc…), di cui ama decorare ogni schermata del suo diario così personale che lo riconosci subito. E veniamo al nocciolo della questione: ebbene sì, la tizia legge anche, eccome! L’avevate messo in dubbio forse? E certo, lei legge roba impegnata, per far vedere che non è una bigotta, se tante volte vi avesse sfiorato il dubbio vedendola. (E può capitare sapete, anche con quel popò di popò e quella faccia tumefatta, c’è chi potrebbe prenderla per una piena di pregiudizi), e invece no, lei legge, signori cari. E mica legge soltanto quelle poesiole che poi schiaffa pari pari sull’home page del suo blogghetto, no, lei legge cose di pruriginosa attualità. E l’autrice di codesta serie di libri deve dire un bel grazie a questo prototipo femminile così diffuso e onnipresente, perché è proprio a lei che deve il suo successo. (Naturalmente qui si parla pour parler, nessuno si senta offeso!)

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